Sin dall’inizio la narrativa con la quale gli organi di informazione hanno raccontato la nascita e la diffusione della pandemia Covid-19 è stata incentrata sulla creazione di paura: il virus è sconosciuto (no, non serve indagare sulla sua reale origine), il virus è letale e si diffonde molto rapidamente. Da qui giù in picchiata con mascherine, social distance e lockdown necessari per la comune salvezza. “Non temete gente”, diceva il mainstream, “andrà tutto bene”.
A poco a poco, sinceramente, più che vedere le cose andar meglio ho iniziato a vederle precipitare. Ed è possibile che nessuno, o meglio, solo in pochi si rendessero conto di ciò che stava accadendo? Sì, possibile, se la maggior parte si ritrova vittima (malato) inconsapevole di una psicosi di massa.
La psicosi di massa è un fenomeno che per quanto possa suonare come una sindrome possibile solo in una di quelle storie di finzione che raccontano di futuri distopici, in realtà si è più volte verificato nel corso della storia umana. Un esempio su tutti è il periodo della caccia alle streghe, “molto diffusa non tanto e non solo nel Medioevo, come solitamente si crede, ma soprattutto nel corso dell’età moderna. Proprio a partire dall’Umanesimo e dal Rinascimento la caccia alle streghe divenne un modo attraverso il quale le autorità civili e religiose controllavano la popolazione e stigmatizzavano quegli individui che si collocavano ai margini della società o adottavano apparentemente comportamenti che si allontanavano dalla norma.
Nel corso del Quattrocento, la Chiesa si occupò di fornire un bagaglio intellettuale per combattere coloro che erano accusati di stregoneria e permettere così alle autorità di individuare i colpevoli. Se nel corso del Duecento papa Gregorio IX aveva cercato di fornire una definizione teorica dell’accusa di stregoneria, nel corso del Quattrocento si diffusero testi che si occupavano di stregoneria e di definire la categoria di strega”.
Per qualcuno, oggi quei testi sarebbero “testi scientifici” ai quali doversi affidare. Di fede, un po’, si tratta. Come spiegare infatti una psicosi di massa?
“La ragione prima alla base di queste credenze [la caccia alle streghe] va individuata nel bisogno di spiegare ciò che risultava incomprensibile e di canalizzare rabbia e frustrazione verso un capro espiatorio”.
Possibile vivere nuovamente una psicosi di massa? Quando vedo una persona camminare alle 5 del mattino indossando una mascherina in una Vancouver desolata dove sa che non incrocerà nessuno, sì, credo sia possibile. Quando sento qualcuno dire che “bisogna vaccinarsi perché lo dice la scienza”, sì, credo sia possibile. Quando soprattutto assisto anche ad una massiccia censura nei confronti di chi prova a fornire informazioni diverse da quelle “ufficiali”, sì, credo sia davvero possibile.
Purtroppo le persone non elaborano le informazioni che ricevono: le assorbono come spugne, ripetono come pappagalli. L’avvento dell’era digitale avrebbe dovuto garantire a tutti maggiore possibilità di apprendimento e approfondimento, invece è tutto l’opposto. Complice la frenesia di questo mondo tutti corrono e si adeguano perché ritengono che adeguarsi sia la cosa giusta. Sicuramente, la cosa più semplice. Così facendo non capiscono il rischio che si corre: non essere più liberi di pensare e, soprattutto, non essere più in grado di accettare i pareri divergenti. È una società malata e la si sta rendendo ancora più malata. L’isteria di massa ha preso il sopravvento. E i pochi che controllano questo mondo ne traggono beneficio.
