Pandemia Covid: prevarrà la verità? All’Hillsdale Collage nasce l’Accademia per Scienza e Libertà

L’Hillsdale College è un piccolo college cristiano di arti liberali nel Michigan meridionale fondato nel 1844, totalmente slegato dai finanziamenti del governo statunitense, che alla luce della grande “confusione” mediatica sulla pandemia di Covid19 ha recentemente istituito l’Accademia per la Scienza e la Libertà. Promotore dell’iniziativa è Scott Atlas, radiologo e consulente per le politiche sanitarie americano e “Robert Wesson Senior Fellow” in politica sanitaria alla Hoover Institution della Stanford University, un think tank conservatore. Durante le campagne presidenziali degli Stati Uniti del 2008, 2012 e 2016, Atlas è stato consulente senior per l’assistenza sanitaria di diversi candidati presidenziali, e dal 1998 al 2012 è stato professore e capo di neuroradiologia allo Stanford University Medical Center.

Atlas è stato selezionato dal presidente Donald Trump nell’agosto 2020 tra i consulenti della task-force della Casa Bianca per fronteggiare l’emergenza Covid19, ma a causa delle sue idee in merito soprattutto alla reale efficacia di mascherine, distanziamento sociale e lockdown venne fatto fuori da Joe Biden. La verità, oggi, inizia a farsi strada, grazie anche a iniziative come quella di Atlas e dell’Hillsdale College. E soprattutto perché come diceva Winston Churcill: “La verità è incontrovertibile. Il panico potrebbe risentirsi di essa. L’ignoranza potrebbe deriderla. La malizia potrebbe distorcerla. Ma eccola qui”.

La presentazione dell’Academy for Science and Freedom è un’ora e mezza densa di informazioni che sintetizzo qui. A partire da un concetto sul quale Atlas vuole essere chiaro: il vaccino (che vaccino non è, bensì terapia in fase sperimentale) funziona. Per un limitato periodo di tempo e soprattutto per anziani o persone con pregresse patologie, ma funziona. Credo sia doveroso mettere subito in chiaro quest’aspetto, perché ad animare l’Accademia è la voglia di far prevalere la verità scientifica. Quindi, il vaccino funziona, ma è tutta l’architettura costruita attorno ad esso che non convince Atlas e migliaia di altri dottori e scienziati sparsi per il mondo.

Come sottolinea Atlas, purtroppo, la scienza è stata oggi politicizzata, soprattutto per colpa di personaggi come Anthony Fauci, sul quale non a caso ho scritto questo. Politica e scienza dovrebbero procedere su strade separate e, anzitutto, la scienza non può essere messa a tacere (o orientata) dalla politica. Ma riavvolgiamo il nastro: come e perché è iniziata la pandemia?

Inizialmente, l’Oms disse che il virus Sars2 era estremamente letale per l’uomo se comparato ad un normale virus influenzale. Un messaggio preso e amplificato ad arte dai media, social in primis. Nessuno poteva dirsi al sicuro perché, trattandosi di un virus novello, non vi era alcuna immunità naturale, quindi era necessario attendere un miracoloso vaccino. Per proteggersi, l’uso di mascherine e i confinamenti forzati delle persone (lockdown) sarebbero stati l’unica soluzione.

Tutto l’assunto di partenza finora descritto, per Atlas, è assolutamente falso e facilmente confutabile scientificamente. Atlas si focalizza soprattutto sul caso degli Stati Uniti, ma bene o male l’intero Occidente ha seguito la medesima strada, in cui l’obiettivo inizialmente dichiarato era quello di “flatten the curve” (assottigliare la curva) di ospedalizzazioni, di modo da non sovraccaricare il sistema sanitario. Non di evitare i contagi… È un passaggio importante, perché improvvisamente si è passati dalle famose due settimane “flatten the curve” a un tentativo di contenimento totale dei casi. C’è bisogno di dirlo? Il contenimento dei casi è impossibile. Ecco, l’ho detto.

Il primo a cambiare magicamente idea è stato proprio Anthony Fauci, uno dei membri della task-force Covid degli Usa – non il capo di essa, ma semplicemente il più noto e influente tra i membri – il quale ha iniziato a predicare la necessità di chiudere le scuole, tenere le persone a casa… Lo sapete. Lo avete vissuto anche voi. È servito a qualcosa? No. Negli Usa, dove lockdown e restrizioni sono entrati in vigore nella primavera 2020 per quasi l’intero anno, si contano oggi oltre 800.000 morti per Covid.

Capitolo test Covid. Atlas – come molti, tanti altri – lo dice chiaramente: i test PCR sono imperfetti. Eppure con i risultati dei test PCR si è basata sin da principio l’intera narrazione dei contagi, snocciolati con crescente regolarità e angoscia da ogni mezzo di comunicazione. Perché questo tipo di test è imperfetto? Siccome i coronavirus non hanno Dna, il primo passo del test è convertire l’Rna del virus in Dna in un processo chiamato “trascrizione inversa” (questo perché il Dna è molto più stabile dell’Rna). La macchina per PCR esegue quindi milioni di copie del Dna eseguendo più “cicli” (come una lavatrice), fino a 40 volte di media secondo la Food and Drug Administration degli Stati Uniti (altre fonti dichiarano anche di più). In pratica, il macchinario incaricato di fornire i risultati del test continua a cercare il virus fin quando non lo trova. E questo significa, sostiene Atlas, che così facendo il 97% dei test PCR può risultare positivo semplicemente perché è stato rilevato un virus morto, non vivo e quindi in grado di diffondersi, o per una piccolissima quantità di esso. Se ne deduce che anche se positiva al test, una persona non è una minaccia né tantomeno un pericoloso diffusore di Covid, ma con un tale risultato positivo si è stati costretti all’autoisolamento, alla quarantena.

Credo finora di aver sintetizzato solo i primi 10 minuti di questo intervento, ma le premesse sono importanti per capire le accuse rivolte da Atlas ai membri della Task Force a stelle e strisce. E le premesse dicono che: è impossibile contenere un virus e i test non sono assolutamente affidabili. Altro tassello: le ospedalizzazioni a causa Covid19. Anche Oltreoceano come in Italia, le conclusioni sono le medesime: è stata fatta molta, moltissima confusione, contando e comunicando sui media come pazienti Covid tutti quei pazienti finiti in ospedale per altri motivi ma risultati positivi ad un test. Atlas cita a titolo d’esempio persone con una “gamba rotta”, “trauma cranico”, “appendicite”; persone finite in ospedale non per sintomi Covid ma per altri motivi. Atlas cita anche un documento di maggio 2021 dell’ospedale pediatrico di Stanford in cui l’ospedale stesso corregge i propri dati relativi al 2020: circa il 50% di quelli che si credevano pazienti Covid non avevano alcun sintomo. Per usare le parole di Atlas: “una grossolana sopravvalutazione sulla pericolosità del Covid”.

Altro studio che Atlas cita, sempre di Stanford, è quello secondo cui su 186 pazienti ospedalizzati Covid ben l’86% non aveva il Covid. Lo stesso Cdc, l’Agenzia nazionale per la salute pubblica degli Stati Uniti, ha ammesso ciò in una review pubblicata ad aprile 2021, in cui si ammetteva che oltre un terzo dei morti per Covid potrebbe non essere morto per Covid. Mi piace essere un giornalista che riporta le parole per come sono, ma laddove viene detto “potrebbe” io leggo “sicuramente”. Figuratevi se il Cdc si assume la responsabilità…

Atlas si sposta poi su considerazioni ben note sin dall’inizio “nonostante quello che possiate sentire alla Cnn”. Ovverosia: il rischio di infezione per gli under 70 è dello 0,05%, praticamente simile alle comuni influenze stagionali. Quanto alle morti, il 99,6% è oltre i 55 anni; i più a rischio da 80 anni in su e, soprattutto, con precedenti patologie. Atlas sottolinea poi come i bambini in salute siano praticamente esenti da rischi, facendo notare come lo 0% di bambini in California sia morto per Covid ma guardando i dati relativi all’ultima influenza si può notare che il 5,6% dei morti riguardi proprio i bambini. In Florida, il tasso di mortalità degli under 30 è dello 0%. Perché la Florida è importante? Perché è uno degli Stati americani che NON ha applicato lockdown, obbligo di mascherine a scuola, sui mezzi pubblici o a lavoro, né tantomeno i divieti di assembramento e la distanza di sicurezza tra esseri umani. La Florida ha vissuto fino ad oggi senza tutto ciò che, invece, è accaduto in Italia e buona parte del mondo. “Non per minimizzare la tragedia dei più anziani che muoiono”, chiarisce Atlas, ma l’età media di chi muore per Covid è uguale o maggiore dell’aspettativa di vita in UK, Germania, Italia, Usa e altre nazioni.

Citando studi provenienti da tutto il mondo sin dall’inizio della pandemia – si parla della primavera 2020! – è “raro che i bambini possano trasmettere” il Covid. Atlas ne è così sicuro che se avesse dovuto scegliere un lavoro a basso rischio Covid avrebbe scelto l’insegnante di scuola, perché se “credi nei fatti” a scuola non servono mascherine, distanziamento e nemmeno alcuna politica di vaccino. A tal proposito cita la Svezia così tanto bistrattata dai media italiani, che pur tenendo aperte le scuole durante il picco di pandemia nel 2020 su 1,8 milioni di bambini che hanno frequentato regolarmente non ne è morto nemmeno uno.

Si passa alla didattica a distanza: un fallimento totale. In Olanda, il Paese al mondo con il maggior tasso di connessione a banda larga e computer, si è registrato “un severo calo di apprendimento”. La chiusura delle scuole ha avuto un peso anche sulla salute mentale dei ragazzi, con aumento vertiginoso di casi di autolesionismo, disturbo d’ansia, abuso di alcol e droga, e tentati suicidi tra gli adolescenti americani.

Come disse Nelson Mandela: “non ci può essere rivelazione più acuta dell’anima di una società del modo in cui tratta i suoi figli”.

Capitolo lockdown. Parola poco utilizzata prima e divenuta d’uso comune. Ma è servita? Secondo Atlas, il quale cita diversi studi, no. Non sono serviti a contenere i contagi né tantomeno i decessi anzi, si sono rivelati essere “a favore dei contagi”. E se ci pensate bene, è facile dedurlo: anziché respirare aria pulita, per mesi le persone sono state costrette agli arresti domiciliari, aumentando di fatto la trasmissione del Covid all’interno dei nuclei familiari. Diversi studi, infatti, mostrano come i “focolai” Covid non si sono mai verificati in luoghi pubblici o sui mezzi di trasporto, bensì negli appartamenti e nelle case delle persone (oltre a ospedali e case di riposo per anziani). Lo studio che Atlas raccomanda a tutti coloro i quali vogliono capire meglio, è quello del Rand Institute di giugno 2021, in cui si analizzano le politiche di lockdown degli Usa e di altre 43 nazioni e dal quale risulta che più sono state dure le misure restrittive e più decessi si sono verificati.

Atlas sottolinea poi l’aspetto economico insito nei lockdown, ricordando come all’inizio della pandemia chi era contrario ai lockdown veniva bollato come una persona che preferiva l’economia (il denaro) alla salute; ma si trattava di “una vera bugia, una dichiarazione falsa”, perché come dimostrano gli studi che cita con i lockdown, negli States, le perdite di vita da maggio 2020 sono state il doppio che per il Covid. Com’è potuto accadere? Perché le cure mediche sono state sospese. Oltre metà delle 650.000 persone malate di cancro negli States sono state costrette a saltare la chemioterapia o rinviare esami, il 40% di chi ha avuto un infarto non ha chiamato alcuna ambulanza perché “preoccupato di andare in ospedale” e i trapianti d’organo che salvano vite sono crollati dell’80% con l’imposizione dei lockdown. In breve, durante i primi due mesi di pandemia oltre un terzo degli eccessi di morti verificatisi negli States non è dovuto al Covid ma ai lockdown, che “hanno letteralmente ucciso le persone”. E in un mondo interconnesso le conseguenze si fanno sentire ovunque, soprattutto nei Paesi più poveri, dai quali arrivano altri numeri che fanno rabbrividire: nel 2020 si sono registrati decine di migliaia di morti in più di bambini per malaria e si calcola ci possano essere oltre 400.000 morti in più per tubercolosi (1 milione in più nei prossimi 3 anni), mentre 100 milioni di bambini (cento milioni, il numero è corretto, fonte Unicef) soffriranno di problemi di salute di vario tipo nei prossimi anni per le conseguenze legate ai lockdown.

Uno studio dell’estate 2021, invece, analizza il primo anno di pandemia in 124 nazioni guardando la qualità e la quantità della vita, e arrivando alla conclusione che “i Paesi con la maggiore riduzione della mobilità sono anche i Paesi con la maggiore perdita di anni di vita” e si stima che “1,2 miliardi di anni di vita di qualità sono stati persi a causa della riduzione della mobilità, che è 25 volte tanto gli anni di vita persi a causa dei decessi correlati al Covid”. Se non si fosse capito, “per la gente a cui piace citare la scienza”, la scienza ci dice che i lockdown sono stati un fallimento totale e hanno causato più danni di quanto hanno provveduto ad evitarne.

Quale alternativa ai lockdown, allora? Soluzioni che lo stesso Atlas assieme ai suoi colleghi di Stanford ha provato a caldeggiare sin dall’inizio della pandemia: cure mirate sui soggetti più a rischio e vigilanza degli ospedali, lasciando scuole e attività commerciali aperte. “Semplice senso comune”, commenta Atlas, perché se sai sin dall’inizio chi sono i soggetti a rischio e chi no, ti focalizzi su quelli a rischio senza abbassare la saracinesca al mondo intero. Alternative messe nero su bianco nella “Great Barrington Declaration” firmata da quasi 1 milione di persone tra cui 15.000 virologi di livello internazionale, costantemente definiti “una minoranza” nel panorama scientifico da parte di politici e media in giro per il mondo. Tutto ciò è stato bollato sin da subito come “pericoloso”, ma finalmente oggi possiamo dire che si trattava di “un’altra bugia”. Ancora una volta, lo dice la scienza.

Lo dice la scienza che viene dalla Florida, ad esempio, Stato che ha invertito gli ordini del governo federale americano ad agosto 2020 annullando ogni forma di restrizione e preferendo, appunto, focalizzarsi sui soggetti a rischio. I dati che arrivano dalla Florida, il quinto Paese più anziano degli States, parlano molto chiaro: le morti per Covid sono inferiori, le morti nei soggetti a rischio sono inferiori, l’eccesso di mortalità in generale è inferiore rispetto agli Stati che hanno adottato i lockdown.

Secondo la “biologia che si impara al liceo” e che “ogni singolo dottore competente dovrebbe conoscere”, l’immunità naturale di chi guarisce dal Covid è una realtà scientifica e protegge meglio del vaccino. I numeri che Atlas cita in questo caso sono quelli provenienti da Israele, dati che dicono anche come i guariti dal Covid non vaccinati, i guariti dal Covid e poi vaccinati, e i vaccinati poi guariti dal Covid, hanno lo stesso livello di protezione da infezioni future di possibili varianti. Con o senza vaccino, se guariti, la protezione è la stessa.

I vaccini dunque offrono protezione, ma offrono una protezione personale, non prevengono la diffusione, quindi non offrono protezione per le persone attorno a noi. È un altro punto fondamentale, perché sin dall’inizio della pandemia le vaccinazioni di massa sono state spinte con l’idea di evitare la diffusione e proteggere il prossimo. Ma non c’è stato e non c’è alcun beneficio pubblico derivante dalle vaccinazioni, solo un beneficio personale. Quanti di voi, però, hanno sentito un amico dire “mi sono vaccinato per gli altri” oppure si sono sentiti definire egoisti per non pensare ai più deboli? Beh, i dati ormai raccolti in due anni mostrano chiaramente come tutto ciò sia stato deliberatamente falso.

Side effects, ovvero, effetti collaterali. Di solito ci vogliono anni per partorire un vaccino efficace, va da sé che quello contro il Covid non può offrire garanzie e lascia molti dubbi sugli effetti collaterali, che si possono scoprire solo nel tempo. In anni. A tal proposito Atlas cita una miserrima dichiarazione di Eric Rubin, editor-in-chief del New England Journal of Medicine, che in occasione del meeting Fda per l’approvazione del vaccino sui bambini tenutosi il 26 ottobre 2021, disse che “non impareremo mai quanto sia sicuro questo vaccino finché non iniziamo a somministrarlo; è così che funziona”. Agghiacciante. Ricordatevi la citazione di Nelson Mandela.

Veniamo al ruolo dei media, che hanno generato panico nella popolazione, soprattutto tra i più giovani. I media mainstream hanno spinto la narrativa solo in una direzione, ostracizzando chi offriva punti di vista differenti, divulgando più notizie negative che notizie positive. E sui social, censura con profili bloccati o cancellati. Ma “senza libertà nella scienza, non c’è scienza”. Ecco il perché dell’istituzione di questa Accademia, che si propone di realizzare dibattiti, focus e convegni per fare arrivare all’opinione pubblica informazioni che stentano ad arrivare.

A conclusione della presentazione, Atlas mostra una prima pagina del Corriera della Sera, la stessa mostrata qualche mese fa nell’intervento che ha tenuto alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Milano. È la prima pagina del Corriere del 1992 in cui si dava la notizia che dopo 359 anni la Chiesa Cattolica finalmente ammetteva la teoria di Galileo Galilei secondo la quale era la Terra a muoversi attorno al Sole. L’auspicio di Atlas, al quale mi accodo, è di non dover attendere 359 anni per vedere riconosciuta la verità sulla pandemia di Covid-19.

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