L’esagerazione dei sintomi da parte di chi si becca il Covid ed è vaccinato

Negli ultimi due anni il Covid ha monopolizzato l’attenzione e soprattutto la preoccupazione di buona parte della popolazione mondiale, scalzato ora con uno schiocco di dita dal conflitto in Ucraina. Un male da evitare ad ogni costo al punto di vaccinarsi con una terapia sperimentale i cui effetti collaterali si scoprono strada facendo e, quindi, possono essere (molto) più spiacevoli della malattia stessa. Una malattia, dati alla mano, prossima alla comune influenza stagionale, con qualche effetto indesiderato in più come la perdita di gusto e olfatto.

Numeri alla mano, però, si tratta di una influenza. Avete mai preso un’influenza nella vostra vita? Vi ricordate come vi sentivate durante i giorni della malattia? Io mi ricordo numerose volte, forse perché c’è stato un periodo in cui mi sono sempre ammalato regolarmente; ma sfido chiunque a proclamarsi immune dall’influenza. L’abbiamo presa sempre tutti.

Mi ricordo un’influenza in particolare. Vivevo a Milano, attorno ai 20 anni più o meno. Negli stessi giorni in cui ero malato, mio papà si trovava a Verona per motivi di lavoro. Stavo così male da non riuscire ad alzarmi dal letto e “cucinare la pastina” che chiesi a lui se poteva raggiungermi e dami una mano. Lo ammetto, sono sempre stato uno di quei maschietti che esaspera le proprie condizioni fisiche durante l’influenza, uno di quelli “oh mio Dio sto per morire”, ma quella volta stavo davvero male: febbre a 39 e mezzo per giorni, dolori articolari e muscolari da lasciarmi moribondo a letto, giramenti di testa ogni qual volta mi rotolavo nel letto e quella angosciante sensazione “ommiddio ora muoi”. Eppure sono qui, sopravvissuto.

Avendo oggi 38 anni, posso dire si essermi beccato l’influenza tante, tante volte, senza mai però uscirne con la sensazione di aver sconfitto un male incurabile né tantomeno con la voglia di enfatizzare i sintomi avuti nei racconti con parenti ed amici. Vogli dire, è pur sempre un’influenza… Nell’ultimo anno, però, mi sono accorto come sia tutto profondamente diverso con chi si è beccato il Covid, specialmente se vaccinato.

Vi racconto questo aneddoto, che riguarda uno dei miei manager. Vaccinato con doppia dose, anche lui come la maggior parte dei vaccinati si è preso il Covid. Di recente, presumo dunque la variante Omicron, quella che ormai anche i sassi sanno essere, per l’appunto, una banale influenza. Il racconto che mi ha fatto mi ha lasciato a dir poco esterrefatto: “non puoi capire Dario, sono stato davvero male per 5 giorni, 5 giorni con febbre alta”. Curioso chiesi: “quanto hai avuto di febbre?”, “quasi 101 gradi”, mi rispose lui dimenticandosi che da italiano misuro i gradi utilizzando la scala Celsius. A quanto corrispondo 101 gradi Fahrenheit? 38,5 circa sulla nostra scala.

Lo guardai con aria stupita mentre nella mia testa ripetevo “e tu stai facendo questa sceneggiata per 38 e mezzo di febbre?”. Ovviamente non dissi nulla, non aveva senso. Tutti i vaccinati che hanno preso il Covid mi raccontano di “esser stati davvero male”. Forse per autoconvincersi che il vaccino abbia avuto una qualche utilità, che magari ha anche avuto. Di certo non la principale, quella in base alla quale nascono i vaccini: evitare di prendere la malattia e stare male. Per quanto mi rilutti citare Wikipedia, la definizione che si trova è appropriata e di semplice comprensione: “un vaccino è un preparato biologico prodotto allo scopo di procurare un’immunità acquisita attiva contro un particolare tipo di infezione ai soggetti a cui è somministrato”. Prendete sempre Wikipedia con le pinze, non è affidabile, come riporta l’avviso alla voce vaccino: “le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate”.

Il vaccino serve dunque a procurare una immunità, termine che l’enciclopedia Treccani dice essere, in medicina, “la condizione, innata o acquisita, di refrattarietà di un organismo a una malattia infettiva”. Vaccino = non puoi prendere la malattia. Equazione semplice, prodotto di medicina e lingua italiana, che procura confusione in chi si è vaccinato, si è preso il Covid ed è stato male. Per far tacere la confusione mentale, penso quindi che il vaccinato ammalatosi senta l’esigenza di esasperare i sintomi avuti nei racconti con amici e parenti per rincuorarsi che, grazie al cielo, aveva il vaccino. Altrimenti, chissà cosa sarebbe successo…

Il contraltare è rappresentato dai non vaccinati che si sono ammalati, i quali invece tendono a minimizzare i sintomi avuti. Come sempre dico la verità sta nel mezzo. La prima grande verità è che chiunque di noi ha sempre sperimentato la normale influenza stagionale in modi diversi: chi con febbre alta, chi sta più male di stomaco, chi con forti giramenti di testa; ogni corpo reagisce in maniera diversa sulla base di “millemila” fattori. La seconda grande verità è che non importa essere vaccinato o non vaccinato: puoi prendere il Covid.

Una verità che mi porta, come sempre, inevitabilmente, alla solita conclusione: se vaccinati e non vaccinati possono ammalarsi e possono diffondere il virus, perché i primi hanno avuto ed hanno ancora privilegi e libertà che sono state sottratte ai non vaccinati? Il non vaccinato che mi legge sono sicuro condivida con me l’interrogativo (e l’implicita risposta), il vaccinato credo a questo punto mostri un elettroencefalogramma piatto. Spero che la logica, quanto prima, possa rianimarlo. Sono convinto però che in molti non riusciranno a rianimarsi. Per alcuni non c’è logica che tenga, se non quella della paranoia e della paura.

Lascia un commento