Febbraio 2024. In Tennessee, Stati Uniti, si discute di come informare correttamente i cittadini sulla presenza di vaccini nella frutta e nella verdura che si comprano al supermercato. Io mi sono perso la prima parte: quand’è che abbiamo deciso che va bene inserire i vaccini nella frutta e nella verdura? Chiedo. A futura memoria.
A quanto pare tutto ciò rientra nelle “sfide future” da affrontare per combattere le malattie umane. Uno scenario spinto inesorabilmente in avanti dal Covid-19, che più lo guardo, più lo vedo come un cavallo di Troia che ha permesso l’ingresso nella nostra società di realtà fino a poco tempo fa impensabili. Una chiave che ha aperto una gigantesca finestra di Overton che sembra non volersi chiudere.
Nel 2022, infatti, l’idea di vaccini commestibili veniva legata “in particolare” al Covid-19, come è possibile leggere nel titolo di questo studio pubblicato sul National Center for Biotechnology Information degli States “Emerging trends of edible vaccine therapy for combating human diseases especially COVID‐19: Pros, cons, and future challenges”.
Gli studi, però, abbondano. Questo è del 2013: Vaccini commestibili. Come è possibile leggere nell’abstract e nell’introduzione allo studio, “negli ultimi anni il vaccino commestibile è emerso come un nuovo concetto sviluppato dai biotecnologi”. I vaccini commestibili sono chiamati anche con “nomi alternativi come vaccini alimentari, vaccini orali, vaccini per subunità e vaccini verdi”. Green vaccine. Questo mi piace. Si può vendere bene, come un lasciapassare verde.
Gli alimenti che ben si prestano “a tale applicazione includono patate, banana, lattuga, mais, soia, riso e legumi”. Non solo sarebbero “facili da somministrare”, ma anche “facilmente accettabili” e ovviamente “economici”. In buona sostanza, “il concetto di vaccini commestibili sta nel convertire il cibo commestibile in potenziali vaccini per prevenire malattie infettive”. C’è di più: trova anche “applicazione nella prevenzione delle malattie autoimmuni, controllo delle nascite, terapia del cancro, ecc.”. Controllo delle nascite. Così, buttato lì. E poi eccetera. Perché l’eccetera finale è fondamentale. Non poniamo limiti.
Tornando alla mia retorica domanda di partenza: quando abbiamo deciso che va bene inserire vaccini nel cibo? Perché è normale pensare che “il futuro dei vaccini potrebbe sembrare più come mangiare un’insalata che fare un’iniezione al braccio”? Vogliamo davvero trasformare piante commestibili come la lattuga in fabbriche di vaccini mRNA? (Università della California, 2021).
